I franchise sono da sempre i punti forti dell’offerta cinematografica per quanto riguarda i blockbuster. Da Star Wars al Marvel Cinematic Universe, da Harry Potter a 007, le “saghe” attirano spesso un gran numero di persone in sala (almeno, prima del COVID-19). Alcuni degli attori coinvolti in queste grandi operazioni, però, non sempre gradiscono questo specifico modo di lavorare, e John Boyega è uno di questi. L’opera più recente che vede John Boyega coinvolto è in nella mini serie Small Axe di Steve McQueen, un prodotto molto differente dal ruolo di Boyega di Finn nel franchise di Star Wars, e l’attore ha fatto notare la cosa durante una sessione di domande e risposte:

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Essere in un grande franchise, a volte è un po’ come una prigione di lusso per un attore quando vuoi fare qualcos’altro. Perché ricorda, in un franchise lavori su un personaggio per molti anni, il che può far morire di fame gli altri muscoli. Volevo essere in qualcosa in cui sapevo che avrei interpretato un diverso tipo di ruolo, un diverso tipo di uomo. Avevo sentito parlare dello stile di regia di Steve McQueen, ero davvero molto curioso ed entusiasta di avere comunque l’opportunità di farne parte.

Questa non è di certo la prima dichiarazione dell’attore di “avversione” verso i franchise hollywoodiani e verso Star Wars nello specifico. Durante un’intervistaBritish GQ infatti Boyega non aveva risparmiato svariate critiche a Disney per quanto concerne il trattamento riservato al suo personaggio proprio nella trilogia sequel di Star Wars:

Quello che direi alla Disney è di non mettere nei suoi film un personaggio nero, commercializzarlo in modo che sembri molto più importante nella serie di quanto non sia in realtà e poi metterlo da parte. Non è stato per niente gratificante. Lo dico chiaramente.

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