Like me, Like a Joker: “Catania come Gotham City. Ecco com’è nata la webserie”. Parola al regista

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Like me, Like a Joker webserie

La nascita di una webserie a Catania non è una mission impossible.

Basta mettere insieme passione, voglia di collaborare, e la giusta dose di competenze tecniche, e il gioco è fatto.

È il caso di Like me, Like a Joker, progetto interamente nato e cresciuto in terra etnea, grazie al contributo dell’associazione culturale Burattini senza Fili.

Like me, Like a Joker

Protagonista il cattivo per eccellenza, che racconta il passato, il presente e il futuro di Gotham City.

Un rifacimento originale del fumetto della DC, destinato ad attirare fans di vecchia data, e chi, invece, col mondo di Batman non ha mai avuto niente a che fare.

Un viaggio attraverso la follia, che, puntata dopo puntata, non solo snoda la trama, ma dimostra concretamente quanto l’impegno e i sacrifici paghino, nonché la voglia di risvegliare il pubblico catanese (e non) con progetti decisamente fuori dal comune. Like me, Like a Joker webserie

A tal proposito, Cinemondium ha intervistato il regista e lo showrunner, Bruno Mirabella, che ci ha raccontato dettagli e segreti della serie rivelazione (o rivoluzione?) sul web.

Like me, Like a Joker

Like me, Like a Joker: com’è nata l’idea di girare una webserie sul terribile nemico di Batman proprio a Catania?

“L’idea di girala a Catania è nata da una meravigliosa necessità. Essendo noi della produzione di questa città dovevamo girarla necessariamente a Catania, ma questa necessità è risultata meravigliosa e adatta perché Catania ha la stessa anima della Gotham City dei fumetti. Catania è infatti una città dall’anima notturna, monumentale e dall’architettura barocca sempre presente nelle strade del nostro centro storico proprio come quel gotico che caratterizza la città di Batman”. 

Perché questo focus proprio sui “cattivi”? Sulla loro storia e le loro qualità intrinseche?

“L’idea di base della serie è partita dalla costruzione di un monologo sulla follia. Il depositario di questo monologo appartenente alla cultura pop contemporanea non poteva essere che il Joker. Mi accorsi subito, però, che per veicolare l’interpretazione che ha questo personaggio sulla follia, non poteva il discorso esaurirsi solo su di lui, avevo bisogno di parlare della sua nemesi innanzi tutto: ossia Batman. Questi due personaggi sono la coppia di nemici sicuramente più riuscita nel mondo dei fumetti e non solo, perché uno è complementare all’altro. Non si uccidono, ma continuano questa lotta eterna proprio perché è come se la loro opposizione sia in realtà un legame inscindibile. Le sfumature della follia che contagia Gotham City sono incarnate da altri celebri nemici dell’uomo pipistrello, e da qui il lavoro enorme sui personaggi ci ha richiesto la creazione di una serie che potesse indagare soprattutto su come la follia abbia spinto e plasmato fino a forgiare quei cattivi come li conosciamo. Assumere il punto di vista del Joker, e quindi quello dei “cattivi”, ci permetteva anche di diversificarci dalle grosse produzioni, e potevamo raccontare le vicende di Gotham City in mondo originale e inedito”.

Quali le difficoltà riscontrate nella realizzazione della prima stagione (logistiche, economiche, ecc.)?

“Raccontando la nostra storia, la storia di questa produzione, voglio far veicolare il messaggio che dei ragazzi di Catania con pochi mezzi e risorse, ma tanta voglia di fare e di collaborare insieme, abbia messo su, con sacrifici e molto lavoro, un progetto di questa portata. Considerando che per ogni minuto dei 9 episodi da 25 minuti della serie ci sia fra preproduzione, produzione e postproduzione un lavoro di una settimana, senza aiuti, senza possibilità di guadagno, è un dato eroico. Noi siamo un’autoproduzione, e non ci nascondiamo nell’affermarlo, anzi, ne siamo fieri. E credo che sia stata anche una caratteristica fondamentale esserlo per la prima stagione. Perché siamo stati liberi di poter intraprendere strade narrative pericolose, modi di raccontare quelle strade con un’impronta originale e solo nostra. E soprattutto la difficoltà di questa produzione rispecchia la difficoltà che la nostra generazione vive ogni giorno. Partendo da un gruppo di amici, in tre anni siamo diventati un team di ragazzi di merito che ha prodotto, da soli, una serie web che nel suo complesso dura quattro ore, ricevendo premi internazionali”.

Che clima si respira dietro le quinte? Potresti raccontarci qualche aneddoto, retroscena, curiosità?

“Grazie ad un obiettivo comune, un ambiente di lavoro strutturato e organizzato, e alla coscienza di partecipare ad un’impresa folle, il clima sul set è di profonda unione e coordinazione. Siamo ragazzi molto diversi fra di noi, ma sul set avviene la magia di diventare una grande famiglia che si muove in sinergia, senza lasciare indietro nessuno. E questo clima riusciamo a trasmetterlo anche agli attori e a chi collabora occasionalmente con noi. Retroscena e aneddoti ce ne sono tanti: Posso raccontarvi gli ultimi due, in ordine cronologico. Ad aprile giravamo ad uno degli ultimi piani dell’Ospedale Garibaldi-Nesima, ad un certo punto abbiamo avvertito una scossa di terremoto, tutti si sono precipitati fuori sulle scale di emergenza, mentre i due attori sul set sono rimasti fermi e impassibili a provare la scena. Scoprimmo poi che era una scossa provocata da microesplosioni per creare la metropolitana, ma lo scenografo era ormai fuggito dal set. A giugno abbiamo girato una scena molto particolare dove un personaggio veniva impiccato, e a fine riprese abbiamo fatto credere all’attore attaccato all’imbracatura che lo lasciavamo appeso lì. Una curiosità: in questi tre anni hanno orbitato intorno alla serie fra cast e troupe un numero come duecento persone con collaboratori anche non italiani, come l’illustratore turco Omer Tunc, i compositori statunitensi Lucas King e O”.

Like me, Like a Joker

Che riscontro ha avuto Like me, Like a Joker tra il pubblico a livello locale e non solo?

“Il primo episodio fra vecchia e nuova versione ha raccolto circa 30 mila visualizzazioni nel momento in cui rispondo a queste domande. Il pubblico catanese è quello che ci segue maggiormente, anche perché credo abbiamo stupito i nostri cittadini con questo progetto, ed è il pubblico con cui abbiamo l’occasione di poterci maggiormente confrontare grazie anche all’assessorato alla cultura di Catania, con cui abbiamo realizzato l’evento “Catania come Gotham City” al Palazzo della Cultura, e all’Etnacomics che ha sempre creduto in noi, sin dalla presentazione della pilota, e di cui siamo stati ospiti anche in quest’ultima edizione. Il nostro pubblico ci premia per la determinazione e per l’originalità con cui raccontiamo le vicende dell’Uomo Pipistrello. I fan dell’universo di Batman sono tutti una grande famiglia, e non abbiamo riscontrato differenze “geografiche”, siamo molto contenti di avere abbattuto la barriera della lingua con i sottotitoli in inglese e spagnolo, e che averla girata in lingua italiana non sia stato problema, tanto è vero che abbiamo ricevuto molti premi internazionali, oltre ad avere fan da tutte le parti del mondo. Ci piacerebbe il coinvolgimento di altri traduttori per arrivare in più posti possibili. È questo il bello del web: magari il tuo vicino di casa non conosce la serie, ma un ragazzo in India sì. Un’altra grande soddisfazione è aver fatto conoscere Joker e Batman a persone che non si erano mai avvicinate all’argomento”.

Quali sono i progetti per il futuro più imminente?

“Stiamo completando gli ultimi quattro episodi della prima stagione, in modo da arrivare a nove. Poi lanceremo la nostra campagna crowdfunding su alcune piattaforme, il cui video/trailer è stato preparato con cura parallelamente con la produzione degli ultimi episodi, e che ci servirà per produrre la seconda stagione anche essa di otto episodi con tanti nuovi villains come Due Facce, Pinguino e Poison Ivy. In questi ultimi quattro episodi invece vedremo finalmente se la terapia fra Joker e la dottoressa Quinzell avrà buon esito, le trame politiche e gli intrighi nel manicomio di Arkham Asylum, le origini del Joker e il suo destino finale nel futuro, tante scene di combattimenti e di azione, colpi di scena, e infine la comparsa del grande assente di questa prima stagione… Un indizio? Ha un mantello e delle orecchie a punta…”.

Ringraziamo il responsabile della comunicazione, Silvio Rapisarda.

Continuate a seguirci su Cinemondium.com.

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