Shaft: recensione del film Netflix

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Shaft Netflix recensione

Il primo Shaft uscì nel 1971, con protagonista  l’investigatore privato afroamericano John Shaft (Richard Roundtree) nella Harlem degli anni ’70. John si ritrova a fronteggiare da solo le bande mafiose di quartiere, con una buona dose di sparatorie, humour e battute politicamente scorrette.

Il film ebbe un successo inaspettato. La vittoria di un Oscar e un Golden Globe per la miglior colonna sonora portarono alla produzione dei due sequel Shaft Colpisce Ancora e Shaft e i Mercanti di Schiavi, oltre ad una serie tv prodotta e trasmessa da CBS. Un altro sequel fu fatto nel 2000, con Samuel L. Jackson come protagonista.

Nella sua nuova trasposizione prodotta da Netflix, che per i suoi abbonati italiani lo rende disponibile nei salotti di casa a due settimane dalla release cinematografica nord-americana, tocca a Tim Story, regista dei primi due film sui Fantastici 4, la regia della pellicola. Un film che può contare sul momento migliore per le pellicole dedicate alla cultura afroamericana, basti pensare a successi come Green Book, Black Panther e BlackKklansman e molti altri. Shaft Netflix recensione

Trama Shaft Netflix recensione

JJ Shaft lavora come analista dati per conto dell’FBI. Un giorno il suo migliore amico, Karim Hassan, muore apparentemente per un’overdose di eroina. Non accettando il fatto che Karim sia morto in questo modo, dal momento che aveva smesso di drogarsi e conduceva una vita pulita, decide di indagare per conto proprio.

Così finisce a chiedere aiuto a suo padre, John Shaft, che lo aveva abbandonato 25 anni prima per via della vita da poliziotto troppo pericolosa. Dopo che i due si ritrovano, John Shaft decide di aiutare JJ nelle indagini. Presto quest’ultimo scoprirà che il padre utilizza dei sistemi poco ortodossi e grossolani per raggiungere l’obiettivo. Shaft Netflix recensione

Tre generazioni di Shaft

Bisognerà aspettare ancora parecchio per vedere insieme sullo schermo le tre generazioni di Spider-Man con i volti di Tobey Maguire, Andrew Garfield e Tom Holland (o forse no, considerate le recenti dichiarazioni del terzo). Tuttavia grazie a Warner Bros. e Netflix le tre generazioni di Shaft si sono riunite nel film.

Tre spiriti, tre correnti, tre personaggi: Shaft originale (Richard Roundtree, che rese celeberrimo il personaggio all’inizio degli anni ’70), suo figlio Shaft II (Samuel L. Jackson, protagonista del remake anni 2000) e il nuovo arrivato, J.J. Shaft alias Shaft III (Jessie Usher). Shaft Netflix recensione

Sulla scia dei vecchi propone qualcosa di nuovo

Gli elementi cardine dei film precedenti sono ancora presenti: ritroviamo sparatorie e scazzottate, battute irriverenti e come sfondo una Harlem sempre più in mano alla criminalità organizzata.

La trama è abbastanza prevedibile e in maniera intelligente non punta su un plot twist ma sugli scambi di battute padre-figlio che pur non essendosi mai visti sembrano conoscersi da sempre, e sulle scene di lotta e scontri a fuoco che finiscono per diventare la colonna portante del film.

Nonostante comunque la trama giri attorno a terroristi islamici, colleghi morti in maniera sospetta, piste da seguire, complotti e gangster, non brilla di certo per intreccio. Ma il film è molto più interessato a riflettere sull’evoluzione della società black negli anni, portando avanti uno scontro tra conservatorismo e progressismo costante fra i due personaggi principali. I due si influenzano a vicenda, ognuno ridicolizza i modi di fare dell’altro e infine impara come essere migliore.

La pellicola dunque intrattiene bene e si fa seguire piacevolmente, con un grande Samuel L. Jackson che rimanda alla mente le sue storiche prestazioni con Tarantino. Voi avete visto il film? Fateci sapere cosa ne pensate lasciando un commento e continuate a seguirci su CinemondiumShaft Netflix recensione

[Voti: 2    Media Voto: 5/5]

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