Caso Cucchi: la verità era già dentro al film

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La coscienza non dimentica“, recita una canzone di Fabrizio Moro che non a caso si intitola Fermi con le mani.

Quello che non è successo nel caso di Stefano Cucchi. E nel momento stesso in cui la verità esce fuori, rimetterla al proprio posto, farla tacere, è impossibile. film cucchi verità

Francesco Tedesco, uno dei carabinieri accusati, ha parlato.

Sono stati due suoi colleghi a picchiare il geometra romano dopo averlo fermato, perquisito e portato in caserma.

film cucchi veritàUna versione dei fatti che, prima ancora di venire a galla ufficialmente in questi giorni, Alessio Cremonini ha riportato nel suo film, presentato alla 75esima Mostra internazionale del cinema di Venezia, e nelle sale e su Netflix dal 12 settembre.

Le analogie film cucchi verità

Circa un mese dopo l’uscita di Sulla mia pelle, la riapertura delle indagini, il nuovo processo, i testimoni.

E quella notazione di servizio con cui Tedesco denunciava il pestaggio di Cucchi da parte di due carabinieri, sparita nel nulla, per poi essere ritrovata, ben nove anni dopo.

Eppure la pellicola di Cremonini annunciava già esattamente cosa sarebbe uscito allo scoperto.

Frame dopo frame, risulta essere, infatti, un lavoro estremamente autentico.

Un reportage che racconta oggettivamente cos’è successo, senza schierarsi.

Ma che lascia intravedere, nel suo essere imparziale, la verità, nuda e cruda.

film cucchi veritàColpe e responsabilità, innocenza e fragilità: a ognuno la sua dose.

Dal film, pertanto, risalta all’occhio la strafottenza e l’abuso di potere di alcune guardie che con la scusa di indossare la divisa, si elevano a divinità assolute.

La diffidenza di chi non crede che lo stato fisico di Cucchi sia ormai compromesso dati i lividi e i dolori.

L’indifferenza di alcuni medici e infermieri, presso il reparto di Medicina protetta dell’ospedale Sandro Pertini di Roma.

Ma anche l’interesse di chi ha cercato di spronare Stefano a parlare, a confessare quanto accaduto, a farsi curare.

L’affetto della famiglia, mamma Rita, papà Giovanni e la sorella Ilaria – guerriera combattiva fino a oggi – che hanno cercato in tutti i modi di vederlo, in carcere, in ospedale, nell’attesa di un’autorizzazione, quella del tribunale, che ha tardato ad arrivare (ostacolata dall’indifferenza di un sistema che non ha fatto nulla per creare un ponte tra il ragazzo e i suoi cari).

Infine, la debolezza d’animo e la dolcezza di Stefano Cucchi, che “non era un santo ma qualche cosa di sé la voleva cambiare. Qualche precedente per spaccio si droga e una vita in parte da recuperare“.

film cucchi veritàAlessandro Borghi magistrale nella sua interpretazione.

Riesce a calarsi nel personaggio, mettendone in evidenza pregi e difetti, meriti e limiti, impregnandolo di grande umanità.

E anche se fisicamente non ricorda il volto scarno e il busto magro del nostro protagonista ormai in fin di vita, nel taglio di capelli, nell’espressione, nei lividi, nella sofferenza immane, assomiglia a lui.

Anche la voce: identica, soprattutto se si paragona a quella che si sente nei titoli di coda, risalente all’audio originale del processo.

Un perfetto lavoro di emulazione dei tratti caratteristici di Cucchi, che solo un attore attento – e un regista esigente – ai dettagli e alle tematiche a sfondo sociale, può permettersi.

film cucchi veritàUn modo, il più giusto, per risvegliare le coscienze. E si sa, il cinema è il mezzo più forte, perché emoziona, commuove, sconvolge, accende i riflettori e… fa riflettere.

Vedere, pertanto, Sulla mia pelle, dopo le ultime notizie rese ufficiali sul caso Cucchi, fa esclamare inevitabilmente a gran voce “Avevano ragione!“.

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