“And the winner is…” Pacino Marlon Brando Oscar

Gli Oscar non sono sempre stati l’evento “memorabile” che tutti oggi riconoscono. Gli Oscar, per molti attori, non sono proprio quel sentimento di massima gloria da condividere: per molti, molti attori, è solo qualcosa da evitare. Convinzioni politiche? Scelte artistiche personali? Tanti punti di vista condivisibili ma altrettanto contestabili; rimane il fatto insindacabile che quello a cui siamo stati sempre “abituati” non è  mosso soltanto da puro spirito artistico (punto di vista ricalcabile su molte altre cose). Spesso la cerimonia degli Oscar assume valenze politiche, sociali e culturali, che vanno oltre il semplice spettacolo, venendo spesso utilizzato come mero artificio di qualsiasi tipo di propaganda. Tanti sono stati gli eventi che nel corso della storia del più grande evento cinematografico mondiale hanno fatto riflettere sulla situazione americana e non. Vi ricordate Michael Moore, ecco, andate a riprendere la cerimonia degli Oscar che lo vede vincitore per il premio al miglior documentario. Pacino Marlon Brando Oscar

La polemica di Al Pacino e Marlon Brando

Oggi parliamo di Al Pacino, Marlon Brando e della polemica legata alla rassegna degli Oscar del 1973.

“Ogni volta che mi imbatto in Marlon Brando sul set, il mio viso diventa rosso. Avete idea di quello che è stato per me girare una scena con Marlon Brando? Mi sono seduto nel cinema quando ero bambino guardando Brando in “Un tram chiamato desiderio” e “Viva Zapata”. E poi ho recitato una scena con lui.”

25 aprile 1940: a New York nasce Al Pacino. Come desumibile dalla citazione, le idee circa il suo attore preferito saranno da subito ben chiare, il giovane attore cresce guardando e riguardando i film di Marlon Brando, sognando di percorrere le sue orme.
Non è bello come lui, è fisicamente minuto e oltretutto timido, una volta dietro la telecamera però questi valori. si azzerano, e la presenza scenica dell’attore newyorkese giganteggia anche di fronte ad attori ben più affermati.

Allievo e maestro

Non ci mette molto a farsi notare, e poi scritturare, da Francis Ford Coppola, che gli affida il ruolo di Michael Corleone, figlio di Don Vito Corleone, interpretato proprio dal suo mito: Marlon Brando. I due danno vita ad uno dei film più belli e leggendari della storia del cinema, ma non è certo questa la notizia.

Il giovane Pacino era senza dubbio il più sincero ammiratore del suo collega, ma non per questo disposto a riconoscergli nulla che non ritenesse meritato.
La tensione, nei. confronti dell’Academy più che altro, nasce poco più tardi, non appena vengono rese note le nominations: Marlon Brando nominato come miglior attore protagonista e Al Pacino come migliore attore non protagonista.

La fame che solo chi è destinato alla grandezza può avere non permette ad Al Pacino di accettare quella. che vede. come un’ingiustizia: Brando compare nella pellicola molti minuti in meno di lui, che non vede. tale candidatura di buon occhio.
Decide così che non si presenterà alla rassegna del 1973, chiaro ed evidente segno di protesta per quella che era, a detta di Pacino stesso, una decisione. fatta solo ed esclusivamente come tributo alla carriera dell’attore nei panni di Don Vito Corleone.

Pacino Marlon Brando OscarPari diritti

Dei due lo vincerà solo Brando quell’Oscar, ma nemmeno lui sarà presente per ricevere il premio poiché, per denunciare nella maniera più dura possibile il trattamento discriminatorio de governo statunitense nei confronti degli indiani d’America, costretti nelle riserve, manderà al suo posto. la donna indiana Sacheen Littlefeather, per leggere un discorso di sensibilizzazione. alla causa. Poco male per Pacino: di lì a poco avrebbe ricevuto altre nove nominations, coronate dalla vittoria nel 1993, grazie alla sua performance in Profumo di donna, capace di consacrarlo quindi a vera e propria icona del cinema, al pari del suo mito, Marlon Brando, il quale invece verrà candidato solo altre due volte, per Ultimo tango a Parigi e Un’arida stagione bianca.

Pacino Marlon Brando Oscar

 

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