Kim Rossi Stuart, bad boy nascosto: “Ho solo la terza media”

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Kim Rossi Stuart bad boy terza media

È l’attore del momento. Reduce dalla fiction andata in onda su Rai 1, Maltese – Il romanzo del Commissario, Kim Rossi Stuart ha avuto largo seguito tra il pubblico, che ha riscoperto in lui peculiarità e principi da non sottovalutare.

Kim Rossi Stuart

L’artista originario di Roma, figlio d’arte (il padre Giacomo è stato protagonista di molti spaghetti-western), abbina allo sguardo profondo, capacità recitative da tenere in considerazione, e una dose di versatilità che gli permette di svariare su più campi.

Professionalità, talento, e la giusta quantità di riservatezza, che cozzano, però, con quello che Kim Rossi Stuart è stato da giovane.

Lo dice ai microfoni de Il Messaggero, descrivendo un’adolescenza scatenata. Un altro volto, forse sconosciuto a chi negli ultimi tempi è, invece, abituato a vederlo nei panni di un poliziotto alle prese con mafia e illeciti statali.

“Ho solo la terza media. Vivevo tra Campagnano e Mazzano, e andavo a Roma in motorino o autostop. Viaggi scriteriati. Partite di pallone e lezioni di teatro”.

Kim l’artista

Una personalità “selvatica”, nulla da ridire, apparentemente lontana dal suo mestiere.

Kim Rossi Stuart ha esordito sul grande schermo a cinque anni in Fatti di gente perbene di Mauro Bolognini.

Il suo primo ruolo da protagonista risale alla miniserie tv I ragazzi della valle misteriosa.

Il successo arriva, però, con Fantaghirò, al fianco di Alessandra Martines.

Kim Rossi Stuart

A seguire, indossa i panni di Lucignolo in Pinocchio di Roberto Benigni, e vince il Nastro d’Argento con Le chiavi di casa di Gianni Amelio.

Kim Rossi Stuart

Attore che ha lavorato con grandi registi, Kim vanta un ruolo di primo piano anche in Romanzo Criminale di Michele Placido.

Dal drammatico al comico. In Questione di cuore, insieme ad Antonio Albanese, veste i panni di un malato di infarto in reparto rianimazione.

Ancora lui, inoltre, è Renato Vallanzasca in Vallanzasca – Gli angeli del male.

La passione per la recitazione, quindi, ha da sempre mosso tutto, dal debutto alle luci della ribalta? Non proprio. Rossi Stuart ammette: “Recitavo anche per soldi perché all’inizio erano un problema reale”.

Kim tuttofare

Eclettismo è la parola d’ordine di Kim, considerando anche le molteplici interpretazioni a teatro (da Edmund in Re Lear ad Amleto, passando per Macbeth).

Il fascino è poi un altro dei punti di forza dell’artista romano, che intende ribadire, però, quanto per lui contino ben altri valori sul set come nella vita.

“Ho dovuto dimostrare di non essere solo un bell’attore, ma un vero attore. Osservavo mio padre, un bell’uomo, non riuscire a essere completamente naturale con se stesso. Mentre recitava era prigioniero di un’immagine, del dover apparire belli, di un narcisismo che limitava le sue libertà espressive”.

Insomma, per Rossi Stuart la priorità è soprattutto trasmettere un messaggio, giusto, concreto, tanto in un film quanto nella quotidianità.

“Il bello per me è comunicare davvero con gli altri. Negli ultimi anni mi sono sforzato di stringere nuovi rapporti e se con qualcuno mi trovo bene, mi violento e cerco di aprire un dialogo. Lo scambio si può fare solo se si è in due”.

Kim Rossi Stuart

Profondità che niente a che vedere col volto da bad boy di un ragazzo che adesso è, però, uno degli attori più attraenti del panorama cinematografico italiano.

Una rivelazione nel bene e nel male, ma comunque inaspettata.

Due facce della stessa medaglia: quella che Kim Rossi Stuart porta addosso da quando ha cominciato a calcare il palco, o a guardare dentro una macchina da presa.

Continuate a seguirci su Cinemondium.com.

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